gay a rovigo vetrina rossa mestre

Agnese Menegazzo, invece, viene da Montegrotto, ha 72 anni e cinque mesi fa si è rotta un osso del piede. Qualcuno il seggiolino lo usa per montarci sopra e contorcersi per vedere il Papa.

Per Francesca di Martellago la questione è semplice: Appena inizia la messa la folla ritorna composta, abbassa le scritte, si raccoglie in preghiera come se fosse davvero in chiesa. Matteo Franco, 12 anni, di Vittorio Veneto, ha i capelli tutti in piedi, tinti per metà di giallo e per metà di bianco in onore del papa, mentre il suo compagno di catechismo si è colorato le guance a modo indiano. Barbara Mariano, avvocato mestrino, ha i roller ai piedi, pantaloncini attillati e magliettina: Per le quattro persone ricoverate, problemi fortunatamente non gravi.

Assistenza sanitaria garantita, quindi, per i pellegrini presenti a San Giuliano, ai quali non sono mancati neppure acqua, cappellino, borsa e sgabello di cartone. Chi doveva andare in bagno e non trovava la strada, veniva gentilmente accompagnato. Comunque tutti sono stati pronti ad aiutare i fedeli presenti, comprese le fasi di spostamento. Maria Schenal ha 25 anni.

Il paragone col predecessore viene spontaneo. Almeno 2 mila persone si erano iscritte nelle parrocchie. Uno dei gruppi più numerosi era quello di Spinea, con circa pellegrini partiti di buon mattino. Lungo via Miranese e le strade che portavano a Mestre, si vedevano carovane di persone pronte a invadere San Giuliano.

Posso dire che ho pianto? Ho apprezzato il gran numero di giovani presenti in una giornata estiva. Giorgio Garbin aveva già visto il Santo Padre a Roma.

Allora era Giovanni Paolo II, stavolta il suo successore. Suor Bertilla spera che le parole del Papa abbiano fatto crescere la vocazione a qualche giovane. I primissimi si sono incontrati alle 4 del mattino per accompagnare i malati a ridosso del palco. Il gruppo più nutrito si è dato appuntamento alle 5. Gli ha telefonato, e i due, in mezzo a centinaia di migliaia di persone, sono riusciti a individuarsi e e salutarsi col braccio.

Oggi sono marito e moglie e hanno due figlie che frequentano il gruppo giovanile. Al passaggio della papamobile un tripudio di bandiere. Il ritrovo della comunità dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo era per le 6. Ma alla fine è vero il detto che chi abita più vicino arriva spesso dopo.

Lidia Gambaro è una delle prime a raggiungere il luogo di ritrovo. Tanti gli amarcord che tornano alla mente in una giornata speciale. Attesi i ritardatari, il gruppo formato da centinaia di fedeli è partito dieci minuti prima delle 7, al seguito di don Danilo Barlese, che si era appuntato una bandierina vaticana nel portaoggetti della bici per farsi riconoscere e di don Corrado Cannizzaro.

I due sacerdoti hanno aperto la fila facendo strada. Sopra la bici, infilata nella borsa, oppure sotto braccio, la seggiola di cartone che ieri era uno degli oggetti più desiderati, in primo luogo dalle signore di una certa età che faticavano a rimanere tutto il tempo in piedi, specialmente aspettando sotto il sole.

Qualcuno è più veloce, qualche altro rimane indietro. I bimbi di tanto in tanto accelerano per essere frenati dai genitori dopo pochi secondi. I parrocchiani cercano un buco libero, poi, una volta messa giù la bici, di corsa a piedi. In viale San Marco ci si rende davvero conto che la meta è vicina: Roberto Citton accompagna il figlio Alberto, 12 anni.

Arrivati alla prima cappella eucaristica, sacerdote e parrocchiani si separano. La comunità cerca di rimanere unita e sale verso la collina. Anche il Duomo di Mestre ha optato per la doppia soluzione. Una settantina di ragazzi si sono ritrovati alle 6 del mattino ed hanno messo il turbo per arrivare al parco a piedi, come in un vero pellegrinaggio. Qualcuno, pur di arrivare puntuale e per il timore di non sentire la sveglia, non è neanche riuscito ad addormentarsi.

Organizzatissima la comunità di Santa Maria Goretti, la più numerosa, che aveva prenotato dei pullman. Di certo è quanto devono aver pensato padre Ottavio e padre Livio, parroco e viceparroco della chiesa Madonna Pellegrina di Altobello. Già alle 7 il telefonino suona ininterrottamente: Padre Sergio arriviamo subito Il gruppo parte di buon passo attraversando Piazza Barche dirigendosi verso Viale San Marco dove è atteso dai parrocchiani di San Giovanni Evangelista.

Mentre camminiamo si parla di tutto. Arriviamo davanti a San Giovanni Evangelista e il gruppo diventa più numeroso. In silenzio, quasi senza un saluto, i parrocchiani di viale San Marco si dirigono con gli altri verso San Giuliano. Ed ecco il Parco. Ogni parrocchia invece ha il suo spazio delimitato. Prima delle 10, preceduto dal ronzio ininterrotto degli elicotteri, un applauso accoglie Papa Ratzinger che sfila con la Papamobile fino al palco.

Uno fa i conti: La gente lascia il parco ordinatamente, senza fretta. Anche un ragazzo con la maglia del Milan e la bandiera biancooro del Vaticano affiancata da quella rossonera. Forse era venuto per ringraziare il Papa di un miracolo molto terreno: Ombrellino bianco per i fedeli comuni, ombrellino giallo per i celiaci. Sono stati tra i primi, oltre agli addetti ai lavori, ad avere accesso al parco. A protezione delle cappelle sono state poste delle suore di diversi ordini religiosi, che hanno custodito le eucarestie senza far entrare nessuno fino alla comunione.

I numeri sono da record: Un evento che si svolgeva in un momento storico particolare, dove le congiunture per la sicurezza del nostro Paese di sicuro non erano le migliori: È stata la visita dei mila di San Giuliano.

Numero impressionante di persone a cui garantire la sicurezza. Disponibilità che spesso ha risolto tanti inconvenienti. I quasi settecento uomini dispiegati a Mestre e in laguna provenivano anche da numerose altre Questure.

In particolare da La Spezia sono arrivati i sommozzatori per le bonifiche dei canali e degli approdi, sempre dalla stessa città ligure è arrivato lo scandaglio marino, di derivazione militare, per la ricerca di ordigni in bacino San Marco e poi le unità cinofile sia dei carabinieri che della polizia.

Da diverse regioni anche i tiratori scelti che hanno presidiato soprattutto il centro storico e in particolare il tragitto in gondola che è stato il più a rischio di tutta la visita.

A creare il maggiore impatto sono stati i dispositivi di sicurezza predisposti nei pressi della Basilica di San Marco e in piazza. Ma i veneziani in diverse occasioni hanno pagato lo scotto di dover vedere le loro calli e la loro piazza ad autorità e ad eventi che hanno comportato sistemi di sicurezza invasivi che hanno creato non pochi disagi.

A protestare sabato sono stati in primis i commercianti di San Marco perché, secondo loro, le misure di sicurezza e le deviazioni del traffico pedonale hanno limitato i loro affari.

Si sono fatti sentire con il sindaco Giorgio Orsoni e sicuramente la polemica proseguirà nei prossimi giorni. Singolare la protesta, per gli stessi motivi, di alcune commesse della zona che sabato mattina, quando è iniziata la bonifica della piazza e delle calli contermini, sono rimaste bloccate e non hanno potuto raggiungere, agevolmente, i bar dove solitamente al mattino si recano per i loro bisogni.

E anche sulla visita di Benedetto XVI la Digos è stata impegnata e anche in maniera massiccia da diverse settimane. Una presenza importante, ma che nei luoghi pubblici della visita di Papa Benedetto XVI è rimasta discreta. Un lavoro a tappeto che avviene anche grazie alla collaborazione di chi vive e lavora in città. Una delle cose consuete in questi casi è quella di chiedere la collaborazione dei titolari degli alberghi a cui si domanda di segnalare eventuali persone sospette.

Anche perché uno aveva un cognome che suonava quasi come quello di bin Laden. Ma per fortuna i due non erano altro che dei tranquilli turisti. Per alcuni di loro la sveglia è suonata davvero presto. Addirittura alle 3 di notte. Gran parte del lavoro è già stato predisposto il sabato, anche se è da mesi che gruppi e associazioni organizzano prove e riunioni per non farsi cogliere impreparati. Otto capi area, 23 capi settore, circa 50 capisquadra.

Alla fine tutto fila liscio. Papa Benedetto lascia San Giuliano verso le Per alcuni fino a tarda sera. Millesettecento uomini della Protezione civile dislocati tra il centro storico e Mestre nei due giorni di visita del pontefice.

Mille uomini tra volontari, sanitari del Suem e vigili del fuoco. Tutti coordinati dal punto avanzato di San Giuliano e dalla centrale di via Terraglio. Ad ogni tre file dei vari settori erano posizionate varie confezioni di acqua.

Il sistema di protezione civile ha funzionato e i vari enti hanno interagito in maniera perfetta. Da sottolineare che sono stati coordinati oltre cinquanta enti pubblici. Migliaia i veicoli smistati in ogni dove, come del resto le decine di migliaia di biciclette con le quali i pellegrini sono arrivati a San Giuliano. I vigili del fuoco del comando provinciale avevano dislocato sul posto anche una squadra Nbcr. Dovevano eventualmente intervenire in caso di attentato con ordigni sporchi. Tredici anni nella Protezione civile comunale, alle spalle esperienze in tutte le grandi emergenze locali e la partecipazione ai soccorsi dopo il terremoto in Abruzzo.

Ora il Papa, a Venezia e a San Giuliano. Tante emozioni, totalmente diverse tra loro, che Daniele Cazzador racconta con grande entusiasmo. Si sente solo uno dei tanti, ma è felice di poter dare il suo contributo. Prima di tutto si capta la generosità delle persone, ma rimane una organizzazione complessa per sovrintendere a un evento come questo.

Sabato è stato operativo a Venezia dalle 10 alle Il mestrino Cazzador non batte ciglio e osserva: Al motto di uno per tutti, tutti per uno, aggiunge: Ma la cosa più bella è vedere tutte queste persone unite, ammirare famiglie intere che si muovono, tantissimi bambini al seguito e il tutto senza che accada nulla di brutto. Di Ratzinger si è visto il volto sorridente dietro i vetri fumé piegarsi su quel fagotto, sfiorarlo con un bacio. Solo un attimo, poi Giuditta è ripartita per il viaggio di ritorno.

E invece arriva la resurrezione e anche Simon Pietro si convince. E poi arriva il momento della comunione che è il secondo dei momenti. Santa security, intrepida e inflessibile come si deve ma con il beneficio del buonumore, pronta a scusarsi e a regalare un sorriso. Bello a vedersi, marziale e pettuto anche per gli altri. E il Papa alla fine è sceso anche lui come era salito, aiutandosi con la ferula, usandola come un bastone, la buttava in avanti e vi si appoggiava per il passo successivo, terza gamba del Papa.

Molti se le sono portate a casa. Appena ventidue giorni, forse la più piccola tra i pellegrini presenti ieri al parco di San Giuliano, ma finita tra le braccia di Papa Benedetto XVI per la gioia immensa dei suoi familiari e dei tanti amici presenti. Non riuscivo a crederci: Giuditta è nata solo il 16 aprile scorso ed è finita subito tra le braccia di Benedetto XVI!

La signora Elena si trovava al parco assieme al marito Daniele e agli altri tre figli Ruben, quasi 5 anni, Andrea di 3 e Giona di 2. Una carezza del Papa non è una cosa scontata. La sua assenza nella zona riservata alle autorità, ha quindi alimentato immediatamente un piccolo giallo, infarcito di supposizioni, malgrado la partecipazione, non ufficializzata, del sottosegretario Giro. Ovviamente, per farlo, avrebbe dovuto essere avvisato del cambio di programma.

Impossibile, tuttavia, ottenere chiarimenti dal suo entourage. Sembra infatti che, malgrado il suo spirito spiccatamente liberale e laico, Galan non avesse gradito. Un banco di prova importante che conferma il grande parco urbano che guarda la laguna, con i suoi 70 ettari di viali e verde, come palcoscenico ideale per i grandi eventi. Parco e macchina organizzativa, lodati dal sindaco Orsoni, hanno fatto una bella figura.

Al rientro la rotatoria di San Giuliano ha ospitato le navette per il deflusso dei fedeli, che si è concluso in tre ore. E la città ha fatto la sua parte: Campane a festa a San Marco e un corteo acqueo di gondole, caorline, sandali, mascarete in Canal Grande. Tutti gli occhi fissi al Papa. Alle 13,05 dal rio Novo sono sbucati due taxi carichi di vescovi del Nordest. Il Pontefice, finora seduto su una poltroncina bianca, si è alzato impartendo più volte la sua benedizione.

Sereno, sorridente guardava i rematori, ascoltava il loro linguaggio: Una gondola della società Voga veneta del Lido ci ha gentilmente ospitati a bordo. Siamo pronti a difenderlo.

In altre imbarcazioni anche universitari. Siamo di Asti, Belluno, Bari, Cagliari. Speriamo che il Papa ci porti un miracolo. Ci hanno dato 12 ore per organizzarci. La festa è stata grande. Dai palazzi la gente si sbracciava. Da un balcone un bimbetto ha urlato: Noemi Azzalin, della parrocchia Sacro Cuore di Mestre, ha detto: Siamo reduci dalla cerimonia di beatificazione di papa Giovanni Paolo II. Dove va lui andiamo anche noi. Lo raggiungeremo anche a Madrid il prossimo agosto in occasione della giornata mondiale della gioventù.

Commoventi le sue continue benedizioni e i suoi saluti a veneziani e turisti. Qui le imbarcazioni storiche si sono fermate. Si è fermato anche il motoscafo del Papa. Tra i vogatori e il Pontefice un saluto e un abbraccio interminabili. Tra i rematori si vista anche qualche lacrima di commozione. Alla fine il motoscafo, in retromarcia, si è infilato nel rio del ponte dei Sospiri sparendo alla vista. Qui si trova il Patriarcato dove il Papa era atteso per la colazione.

Venezia e i veneziani non lo dimenticheranno Benedetto XVI. Si chiamano Anna tutte e due - Anna Brondino e Anna Fornelli - sono veneziane doc, donne attive nel sociale, nel lavoro e nella chiesa veneziana: Non sono mai stata una bacchettona, ma cerco di approfondire i temi: Anna è amareggiata per la poca folla veneziana al seguito del Pontefice: Dopo che il Papa ha pronunciato: Questi i cibi scelti dal Papa: La colazione si è conclusa alle Poi il Santo Padre si è ritirato nelle sue stanze.

Mi ha ringraziato più volte dicendo che ha apprezzato tutte le portate. Ha chiesto anche a tutti di avvicinarsi e farsi fotografare. Il Vaticano ci invierà le foto con la firma del Papa. I cuochi erano cinque, ventuno i camerieri.

La colazione si è svolta al quarto piano del palazzo patriarcale. Nella sala cosiddetta del Tintoretto è stato collocato un grande tavolo a forma di ferro di cavallo con 46 posti a sedere. Monsignor Beniamino Pizziol, vescovo ausiliare e neo eletto vescovo della diocesi di Vicenza, sedeva lateralmente insieme ai 40 vescovi.

Non erano presenti né autorità civili né militari. Nella sala adiacente è stato apparecchiato un altro tavolo. I piatti erano di fine porcellana inglese, creati per lo storico evento da una ditta padovana, con lo stemma papale circondati da due righe gialle. Il titolare ha offerto al Santo Padre anche un grande piatto con lo stemma pontificio e con tre medaglie raffiguranti nella parte superiore San Benedetto, nel lato sinistro San Pietro e in quello destro San Marco e un cofanetto rosso contenente un Cristo di vetro con filigrana aurea.

Per due giorni Palazzo Ducale è rimasto chiuso: Capace anche oggi di offrire agli uomini un futuro migliore attraverso il Vangelo. Parla della Salute, la basilica costruita da Baldassarre Longhena nel come voto per la fine della pestilenza.

Particolarmente intenso il colloquio con Nicoletta Zago, operaia della Vynils. Il Papa ci ha detto di non perdere la speranza. Poi ha raggiunto le sale della biblioteca ospitate nella Punta della Dogana. Tra questi una signora portarice di handicap. Non riusciva a passare perché non aveva il pass. Uno striscione contro la visita di Benedetto XVI a Venezia è stato esposto di fronte alla chiesa di San Simeone Piccolo a Venezia da un gruppo di ultra tradizionalisti cattolici.

E Cristo lo chiama: Questa volta è arrivato quasi puntuale, salutato dalle campane a festa, dai cori dei suoi boys e dagli scatti impazziti di centinaia di fotografi professionisti e improvvisati. Le motovedette della Finanza, i mezzi dei carabinieri, gli elicotteri, i rimorchiatori che sbarravano il traffico, i vaporetti, le grandi navi e i taxi tutti sospesi e persino una gondola con i sommozzatori che ha aspettato buona buona a fianco del pontile papale.

Una scena da film di che resterà per sempre nel cuore di una coppia cinese di sposi la quale, ignorando cosa stesse accadendo, si è ritrovata con i testimoni, i paggetti, gli amici e il lancio del riso tra i diecimila fedeli anche ieri più turisti che veneziani accorsi per il secondo Papa-day. Ad aspettare il Benedetto XVI, dopo due notti che quasi non chiudevano occhio, gli emozionatissimi quattro campioni del remo vestiti con la divisa da cerimonia, in bianco e giallo in onore dei colori del Vaticano.

Pronti le autorità, il corteo di gondole, i giornalisti e le migliaia di fedeli e curiosi arrivati in Piazza fin dalle prime del pomeriggio per conquistare un posto lungo la riva. Quattro elicotteri nel cielo del Papa. Il cielo della città è stato comunque tenuto sotto massima sorveglianza con lunghi giri di perlustrazione durante ogni spostamento del Pontefice. Circa diecimila persone - e diecimila macchine fotografiche - lungo il Molo al passaggio di Benedetto XVI in Papa Mobile per imbarcarsi in gondola e raggiungere la Salute nel pomeriggio.

E se la mattina e in Piazza erano soprattutto straniere le mani alzate in segno di saluto al passaggio del Pontefice, alcune centinaia di veneziani si sono ritrovati proprio alla Salute. Alla fine i due campioni del remo hanno sollevato il Pontefice prendendolo sotto il braccio e lo hanno messo a terra. Accanto al pontile troppe onde, troppo alto il salto per scendere a terra.

Un fuori programma curioso e non previsto dal protocollo, quello visto ieri poco dopo le 18, quando papa Benedetto è arrivato alla Salute a bordo della Dogaressa, la gondola a quattro remi vogata dai campioni del remo.

La traversata da San Marco alla Salute è durata 18 minuti. Sceso sul sagrato della Basilica, papa Benedetto si è infilato il cappellino bianco, ha salutato la folla e salito la scalinata del tempio.

Chi temeva tensioni e discussioni è rimasto deluso. A Franco Strigheta, esperto poppiere, è stato assegnato il comando della gondola, a poppa. Campioni vestiti di bianco sulla storica Dogaressa, bianca e rossa, più stabile delle tradizionali gondole nere, per questo alla fine scelta dalla categoria per trasportare il papa. Il corteo di una decina di gondole che seguiva il Pontefice ha sbarcato sul pontile di servizio della Salute le autorità, in testa il sindaco Orsoni, che avevano partecipato alla cerimonia a San Marco.

Soddisfatti i gondolieri, anche se qualcuno avrebbe preferito la gondola a due remi. Ma alla fine la scelta di Aldo Reato, presidente dei bancali, si è rivelata vincente. Dopo le baruffe della prima ora, la categoria dei gondolieri ha dato di sé una bella immagine. Questo desiderio è bruciante perché percepiamo, ciascuno a partire dalle circostanze in cui vive, quanto abbiamo bisogno di qualcosa di solido su cui appoggiarci, un terreno sodo su cui camminare.

Vorrei dire ancora più esplicitamente: Questa domanda investe anche noi, ci ridesta e ci chiama a giocarci in prima persona. Da questa visita tutto il Nordest attende una nuova carica di energia. Queste nostre città e comunità in dinamica evoluzione - che conoscono la prova di una crisi economica mondiale manifestatasi anche qui in modo drammatico nella perdita di troppi posti di lavoro, che hanno vissuto le ferite profonde inferte dalla recente alluvione, che ogni giorno sono a contatto con quel processo storico definibile come meticciato di civiltà e culture data la presenza sempre più imponente di immigrati - sono tutte provocate a ripensarsi.

Da Aquileia viene il patrimonio di una tradizione che va riscoperta, vagliata in tutte le sue componenti per estrarne quelle pietre preziose che sappiano rilanciare la vita oggi. Le nostre terre possono diventare il punto di incontro non più solo tra popoli germanici, slavi e latini come in passato, ma sempre di più anche tra popoli del nord e del sud del pianeta.

Quella domanda irrinunciabile di libertà, di pace, di lavoro e di dignità che si leva dai Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente giunge, attraverso il mare Adriatico, a scuotere le nostre città e raggiunge il cuore della vecchia Europa.

Costringendoci a riscoprire la nostra antica origine per viverla oggi come vocazione sempre nuova. Strapparla dal suolo non significa renderla più libera ma, semplicemente, ucciderla. Evviva le radici, dunque. Le radici delle genti del Nordest. Ma anche del credente Joseph Ratzinger: Tutti abbiamo bisogno di radici. La cultura popolare, ancora una volta, fornisce esempi lampanti.

Le radici sono un intreccio che risale fino ad avvolgerti: Radici di cui non sempre è semplice decifrare il senso. Sono le radici di chi si sente preso per mano e amato.

È un canto laico, eppure intriso di cristianesimo essenziale. Ieri Benedetto XVI esortava veneti, friulani e giuliani: Fino a coniare un ossimoro, figura retorica poco frequente nel magistero della Chiesa: Con orgoglio, ma senza arroganza.

Con garbo, ma senza debolezza. La tentazione, specialmente in questi tempi di materialismo rampante, è duplice. Annacquare, tagliandone le radici, la novità cristiana per divenire i gregari, o gli inutili idioti, di culture tanto apparentemente vincenti quanto sostanzialmente fragili e passeggere.

Oppure contrapporsi arroccandosi nella propria cittadella fatta di certezze, fierissimi senza delicatezza alcuna, ringhiosi nel timore di apparire arrendevoli. Il cristianesimo e i cristiani sono per tutti. Con questo spirito il Papa ieri invitava a non farsi travolgere da amarezze e pessimismi e chiusure. Il ponte non va tagliato ma rinforzato, non stretto ma allargato.

Fiero, e delicato assieme. Con loro anche i pastori del Nordest, cui si sono affiancati numerosi vescovi dalle nazioni del Centro Europa e i rappresentanti delle altre confessioni cristiane.

Poi il trasferimento ad Aquileia, il cui campanile domina paesi e campagna della bassa pianura friulana: Apertura che da sempre mette insieme Est e Ovest e oggi, in un contesto di pluralismo, è chiamata a far dialogare anche Nord e Sud.

Un mandato che si concretizza in diversi ambiti. Un appello che le terre di Aquileia sapranno far proprie, proprio come seppero far proprio quel messaggio di speranza giunto da Oriente nei primi secoli.

Un piccolo patrimonio che si aggiunge a quello già ricco dei mosaici della Basilica, i più grandi e antichi di origine cristiana. Ventuno anni sono trascorsi dal primo Convegno ecclesiale delle Venezie indetto allora dalla Conferenza episcopale del Triveneto, quando i cristiani vennero chiamati a riflettere sulle tante cose nuove che stavano avvenendo.

I segni della ripresa economica in atto non a caso vengono da una rinnovata crescita delle esportazioni. Intanto, un quarto dei missionari italiani, religiosi e laici, e sacerdoti fidei donum sono originari delle Venezie. Nelle quasi tremila parrocchie del Triveneto, il parroco ha sempre partecipato intensamente alla vita comunitaria. Nei secoli della ruralità, è a lui che si rivolgevano gli abitanti delle campagne per essere difesi dallo strapotere dei signori dei campi.

Parole che ora ritornano nei messaggi lanciati dal Pontefice ad Aquileia e Venezia. Le comunità locali hanno accolto con gioia il Papa, riconoscendo il senso di responsabilità e di iniziativa personale, il valore della famiglia e del lavoro, la consolazione della fede che ha sorretto in tante prove, come duratura eredità di Aquileia. La grande città dei Patriarchi ha dato alla Cristianità uno dei primi pontefici: Qui si custodiscono le venerate spoglie di due evangelisti: Una trama devozionale robusta si diffonde dai capitelli lungo le vie, dalle croci votive sui pascoli alti, dai santi affrescati sulle facciate e sotto i portici di città, dalle pievi rustiche alle eccelse basiliche urbane, ai monasteri e agli eremi.

Capisaldi di un impegno cristiano che ancora riverbera in migliaia di associazioni ecclesiali di volontariato e di cooperazione. Nel nome della Speranza che salva. La visita dei simboli, da Aquileia a Venezia. E per finire con lo scranno in legno, ad Aquileia, realizzato nelle fabbriche dei seggiolai di Manzano, in Friuli. Murano e Manzano sono due dei siti più in crisi del Nordest.

E anche alle difficoltà di tanti lavoratori, italiani e stranieri, che Benedetto XVI si è riferito nelle prime ore di visita pastorale nelle terre di San Marco.

Ed ecco altri simboli: E per non compromettere i masegni di San Marco, ha girato su una microauto elettrica. Oggi lo vedremo in gondola. Per il filosofo non ci sono dubbi: Sicuramente singoli pellegrini, ma soprattutto famiglie intere, tanti genitori con i bambini in spalla, gruppi parrocchiali e associativi. Chi privo di bandierine del Vaticano, volendo testimoniare la sobrietà della visita e il risparmio è finito, come in arcidiocesi di Gorizia, nei fondi di solidarietà per gli impoveriti dalla crisi , chi, invece, festeggiandolo, come si fa quando si riceve in casa un ospite di riguardo.

Con bandierine, appunto, ma anche con palloncini di color bianco-giallo , e con tanti manifesti, come si usa in casa, nelle occasioni di festa. Sulla spiaggia di Caorle, attorno al Santuario mariano che dà sul mare, in si sono raccolti in un saluto molto semplice, ma evocativo del calore di queste genti: La prima giornata di Ratzinger si è conclusa con lo stupore della visita alla Basilica di San Marco con i preziosi mosaici.

Benedetto XVI si è raccolto in preghiera, e subito dopo, accompagnato dal patriarca Scola, ha voluto visitare ogni angolo della cattedrale. Quando ha salutato in friulano, le sue parole sono state accolte da un applauso durato alcuni minuti. Da Aquileia, infatti, nei primi secoli del cristianesimo nacquero 57 Chiese locali diffuse in Italia e in Europa. Attualmente sono 36 le diocesi esistenti che riconoscono Aquileia come la Chiesa madre. Di queste, diciassette sono in Italia, sei in Slovenia, tre in Croazia, sette in Austria e tre in Germania.

Non rimanga in secondo piano, inoltre, la grande attenzione con cui gli ortodossi hanno prestato ascolto alle parole di Ratzinger: Nel Fasiolo è stato tra gli organizzatori del viaggio del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I nel Nordest: Ritrovarsi insieme nei luoghi del passato quasi come estimatori di puri reperti archeologici?

Con i miei fedeli, ad esempio, ho avviato una serie di pellegrinaggi in chiese e santuari del Nordest con particolare affinità, per origine o dedicazione, alla tradizione orientale. E arriva subito al cuore della sua visita: Benedetto XVI lo aveva detto anche nel pomeriggio, ad Aquileia: Venezia — Magari pochi istanti, ma preziosi. Operaia simbolo dei lavoratori della Vinyls di Marghera, ha spiegato al Corriere Veneto che parlerà di tutti: Ma non è il solo dolore che verrà portato al Papa. Partiamo da una constatazione per porre due chiavi di lettura.

Le risposte sono sostanzialmente due. La prima è un segno di profonda attenzione e vicinanza alla figura del patriarca Scola. E da allora è partito un filo che ha legati e che si riannoda oggi a Venezia. Il secondo significato che assume la due giorni parte dai luoghi stessi in cui si svolge e dalla loro storia. In un percorso che ieri Ratzinger ha tracciato in maniera netta: Il ritorno al senso originale della fede e lanciare ponti: A loro Wojtyla, pellegrino in laguna nel , e che sabato scorso Ratzinger ha beatificato, avrebbe detto: Poi a bordo della motovedetta della Guardia di Finanza non si è perso un secondo del percorso fino ad arrivare a San Marco.

Come quando entrato in una Basilica completamente illuminata alzando lo sguardo verso i mosaici della cupola marciana ha avuto un moto di stupore e meraviglia. Prima il saluto del sindaco: Poi le parole di Benedetto XVI interrotto quattro volte dagli applausi. La chiamata alla fede delle origini e alla tradizione. Questo è il respiro teologico che ha sempre contraddistinto il Ratzinger pensiero. Ma Benedetto XVI non dimentica, lo sanno bene coloro i quali hanno letto i suoi libri.

A testimonianza che il bene comune ha patroni sopra la terra. Aquileia Udine - Il pastore ritorna tra le genti del Nordest per assegnare loro una missione: Missione è stato appunto il termine che Benedetto XVI ha ripetuto più volte nella prima tappa del suo viaggio. Tre, infine, i maxi schermi allestiti. Ma imponente era anche il dispositivo di sicurezza, con decine di agenti, cinque elicotteri di scorta e gli artificeri pronti ad agire.

In prima fila anche il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Benedetto XVI ha quindi proseguito il proprio discorso: Le sue parole, che hanno riportato la platea alla realtà e alle difficoltà concrete che la città sta attraversando, sono arrivate in una Piazza San Marco in festa per il Papa ma in grado di capire quanto Venezia non sia, davvero, solo dei veneziani. Punto di approdo e di incontro per gli uomini di tutti i continenti.

Questa città ha corrisposto nei secoli alla speciale vocazione di essere ponte tra Occidente e Oriente Per primo proprio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha seguito il Papa prima ad Aquileia poi a Venezia: Ha dimostrato di conoscere la storia di Aquileia e di Venezia come pochi e in queste ore ho proprio intravisto in lui la gioia e la soddisfazione di una visita che ha voluto a lungo e finalmente realizzata.

Quanto al ruolo di ponte tra Oriente e Occidente di Venezia e del Veneto, che è il vero cuore della sfida della visita del Papa a Nordest, Zaia ha usato il realismo ha usato il realismo per commentare le parole del Pontefice: Uno scambio di sguardi con il genitore e poi Giovanni si è aperto in un sorriso che ha schiacciato gli angoli dei suoi occhi a mandorla da cinese di seconda generazione.

E dopo un breve momento di silenzio hanno iniziato a sorridere e applaudire anche i bambini brasiliani poco lontano che hanno subito intonato un coro scandendo il nome di Benedetto e i gruppi di tedeschi festanti che sventolavano le bandiere della Germania.

Un altro regalo il Papa lo ha fatto direttamente ai gondolieri: Non sono mancati i momenti di imbarazzo. E in effetti Benedetto XVI ha chiesto di poter indossare una mantella rossa per proteggersi dal freddo prima di salire sulla papamobile mentre il suo segretario ha anche chiesto se il giro era finito, una volta arrivato alla prima curva di piazza San Marco.

E i neocatecumenali ballano per il Papa di Andrea Pasqualetto Roberto, infermiere di Jesolo, sotto il palco dalle 8 del mattino: Venezia - Ore 16, parcheggio di piazzale Roma, Venezia. Mancano tre ore all'arrivo di Benedetto XVI, la prima volta del Papa in laguna, il Papa che parla al popolo del Nord Est e il popolo che lo attende nei luoghi dell'evangelista Marco con 40 vescovi, sacerdoti, seminaristi, coristi chierichetti, insomma, l'evento dell'anno, e il parcheggio Sant'Andrea, il più economico della città, è libero.

E' la prima avvisaglia perché trovare posto al Sant'Andrea succede di rado. La stranezza viene confermata a un'ora dall'appuntamento con Sua Santità, in piazza San Marco, dove incontrerà la cittadinanza prima di chiudersi nella Basilica per venerare le reliquie del santo. C'è il palco, ci sono i colori della Santa Sede, c'è il maxischermo, c'è pure il sole, l'aria fresca. La transenna centrale della piazza è ancora un scheletro ben visibile. E quindi è anche facile parlare con chi è arrivato per primo e cioè Roberto Pani, un infermiere di Jesolo, un turnista che oggi ha fatto il suo turno più lungo: Di fianco a lui, proprio di fronte al palco, campeggia uno striscione: L'ha messo un ragazzo dai capelli corti, la faccia pulita, gli occhiali.

Si chiama Valentino, ha 24 anni e si appena laureato in architettura. Spero di rivederlo in Spagna con la Pastorale universitaria, in agosto". Ad animare la piazza ci pensano loro: Non avendo problemi di spazio possono suonare e ballare. Sono della parrocchia dei Santi Apostoli di Venezia, ci sono giovani e meno giovani come Giancarlo, commerciante in pensione: Ho una sola paura: E infatti un'ora dopo piazza San Marco un po' si riempie.

Non è gremita ma c'è quel minimo di calore per un'accoglienza papale richiede, soprattutto da parte della diocesi che un tempo era considerata la sacrestia d'Italia, culla di sacerdoti, suore, missionari, poi terra di capannoni, di ricchezza, di centri commerciali, e ora frontiera di crisi economica, di meticciato, di cattolici non frequentanti, di divorzi ma anche di record del volontariato e della solidarietà. Eccolo il Papa timido, il Papa dell'ottimismo teologico, il Papa che ha voluto seguire il percorso di Marco, toccando Aquileia dove furono custodite le prime reliquie, come vuole la leggenda e che arriva a San Marco con una motovedetta della Finanza.

Il maxischermo manda immagini di un corteo acqueo miserello, di una fondamenta poco plaudente, di striscioni appesi sui ponti. E qualcuno lo commenta dalla piazza.

Cembali, chitarre, tamburi, è la nuova evangelizzazione, è il futuro, è la forza della chiesa. E invece hanno affidato tutto alla remiere che rappresentano una Venezia stanca, vecchia. Vuoi mettere le eliche, i motori Il Pontefice sale dunque sul palco. Questo per le "operatrici" e "operatori" itineranti, che si spostano cioè in varie zone della regione. Presenza di donne, trans, uomini con foto, descrizioni e recapiti utili alle trattative. Per ognuno di questi portali del sesso è possibile fare delle ricerche per trovare il "servizio" che più si desidera e le caratteristiche più adatte alle proprie preferenze sessuali.

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